SANTUARIO DI SAN VITO LO CAPO

in Vito vitae pulchritudo












Il Santo

San Vito è un Santo tanto amato e conosciuto. Eppure, di lui sappiamo poche cose.
La cripta del santuario di San Vito Lo Capo, come lo stesso Santo, è avvolta nel mistero. Il suo stesso sito, una volta disabitato, sulla spiaggia, al centro di una piccola pianura circondata su tre lati da monti, pone l'interrogativo:
Perché, e per chi è stata costruita proprio in questo punto?
Nessuna ragione è plausibile, se non quella che il piccolo antichissimo monumento esiste per ricordare che proprio questo luogo è più importante degli altri, perché lì "c'è" qualcosa; lì è avvenuto, parecchi secoli fa, qualcosa di straordinario.
In quella pianura un giovane, Vito, non vuole rinunciare alla sua fede in Gesù. Costretto a stendersi sulla spiaggia, le sue mani e le sue gambe sono legate da rozze e pesanti corde a robusti cavalli. Le bestie sono battute con la frusta, perché tirino con forza verso
opposte direzioni. E, ahimè, mentre un cavallo cerca ditrascinare il corpo del giovane da un lato, l'altro viene frustato perché corra dall'altra parte. Il sole di giugno inonda di luce la tragica scena. I suoi carnefici si divertono, ridendo rumorosamente. contenti di avere punito
la tracotanza di quel giovane che non vuole rinunciare al suo credo a costo della sua stessa vita. «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi…Chi vuole guadagnare la propria vita la perderà», continua a ripetere il giovanetto. Altri suoi fratelli nella fede assistono, sbigottiti dalla paura, e nel loro cuore pregano Dio di aiutarlo. Altri ancora hanno compassione di tanto ingiusto strazio. Il lungo spettacolo tinge di sangue quella
sabbia. Gli arti strappati del giovane si offrono come orrida visione; le membra lacerate invocano pietà; la bocca, in un volto sfigurato, emette un lamento: «Padre, nelle tue mani affido il mio spirito!». Mani pietose lo assistono, mentre Vito, martire vivo, aspetta l'inesorabile
morte. Ha avuto l'"onore" di quella tortura che concede ai fedeli di Cristo di vedere ancora a lungo la propria agonia dopo il martirio: la catasta.

La Passio

Santi Vito e Modesto
15 Giugno


Vito, fanciullo nobile e fedele, in dodici anni sostenette martirio in Cicilia.
Costui era spesse volte battuto dal padre per ciò che spregiava gl'idoli,
nè non li voleva adorare.
Udendo ciò Valeriano prefetto fecesi venire innanzi il fanciullo,
e non volendo sacrificare, con bastoni il fece batter;
ma le braccia di coloro che battieno e la mano del prefetto incontanente si seccarono.
E gridòe il prefetto e disse: “Oimè che io abbo perduta la mano!”.
Disseli santo Vito: “Vegnano gli dei tuoi e guariscanti, se possono!”.
E quelli disse: “Or tu puo' lo fare?”.
Disse Vito: “Nel nome di Dio sì posso”.
E incontanente pregò per lui e impetrolli che li fosse renduto santade.
E disse il prefetto al padre: “Gastiga il fanciullo tuo, acciò che non perisca in mal modo”.
Allora quegli il mise in casa, e sforzavasi di mutare I'animo del fanciullo
con diverse maniere di stormenti e giuochi di fanciulle e con altre maniere di diletti.
E abbiendolo rinchiuso incamera,
un maraviglioso odore n'uscìo fuori,
lo quale riempiette il padre e tutta la famiglia.
E ponendo mente ilpadre per l'uscio,
vidde sette angeli che stavano intorno al fanciullo e disse:
“Gli del son venuti in casa“, eimmantanente acciecò.
[Al] grido [suo] tutta la città di Lucca si commosse, sì che Valeriano v'accorse,
e domandava quel che gli era intervenuto.
E quelli disse: “Io viddi gl'iddei del fuoco e non pote' patire il volto loro”.
Si che e' fu menato al tempio di Giove,
e per ricoverare il lume de gli occhi promisse il toro con corna d'oro;
ma non giovando nulta pregò il figliuolo che 'l guerisse,
e ricoverò il lume per li suoi prieghi.
Ma non credendo per questo modo, ma pure pensando uccidere il fanciullo
I'angelo di Dio apparve a Modesto, suo maestro,
e comandogli che entrasse in una nave, e menasse il fanciullo ad un'altra terra.
Abbiendo ciò fatto, l'aguglia recava làe il cibo a loro e molti miracoli vi faceva.
Infrattanto il fanciullo di Diocliziano imperadore fu preso dal demonio,
e confessa che se Vito lucchese non vi viene, non uscirà mai.
Cercarono per Vito e, trovato che l'ebbero, fu menato a lo 'mperadore.
Al quale disse Diocliziano: “O fanciullo, puoi tu guarire il mio fanciullo?”.
E quelli disse: “Non io, ma il Signore”.
E tantotosto puose le mani sopra colui, e'l dimonio fuggìe tosto da lui.
Disse Diocliziano: “Fanciullo, prendi consiglio: sacrifica a gli dei,
si che tu non muoia di mala morte”.
E quelli ricusando ciò, fu messo in pregione con Modesto,
e subitamente la gravezza de' ferri, ch'era posta loro addosso, cadde loro,
e la carcere fu tutta splendiente di chiaro lume.
La quale cosa essendo detta a lo 'mperadore,
funne tratto fuori e messo in ardente forno, ma elli n’usci fuori sanza nessuno male.
Allora fu ammesso a lui divorare uno terribile leone;
ma e' fu aumiliato da lui con la virtù de la fede.
A la perfine egli con Modesto e con Crescenzia, sua balia,
la quale sempre I'avea seguitato, furono fatti mettere a la colla;
ma subitamente si turbò I'aere e tremòe la terra
e vennero i tuoni e li templi de l'idoli caddero e molta gente uccise.
Lo 'mperadore impaurito, si misse a fuggire, e fuggendo si dava de le pugna nel petto,
e diceva: “Oimè dolente, che io sono vinto da uno fanciullo!”.
E quegli, sciolti incontanente da I'angelo, sì si trovarono lunghesso un fiume,
e posandosi iviritto e stando in orazione, renderono I'anime a messere Domenedio.
E le loro corpora guardate dall'aguglie trovò una gentile donna,
ch'avea nome Florenza, come santo Vitogliele rivelòe.
E togliendole di quello luogo si li soppellìe onorevolemente;
e furono martirizzati a gli anni DominiCCLXXXVII.

Iacopo da Varagine, Legenda Aurea
traduzione di A. Levasti

La Storia

il Santo

Vito, giovane discepolo di Cristo, è un martire della primitiva comunità cristiana della Sicilia Occidentale, il cui dies natalis (girono del martirio) è riportato al 15 giugno. Visse durante l’impero di Diocleziano (285-305) e subì il martirio nell’ultima grande persecuzione scatenata da quest’Imperatore.
Recenti ipotesi propongono Vito come un giovane di padre Vandalo e di madre cattolica, costretto a fuggire dal Regno germanico del Nord Africa a motivo degli editti dei Re Vandali contro coloro che si convertivano al cattolicesimo. Il suo martirio sarebbe perciò avvenuto durante la persecuzione vandalica del 440 in Sicilia.al Capo Egitarso, dove fu sepolto.
Da allora il luogo è stato chiamato Monte San Vito, Capo San Vito, San Vito Lo Capo o, più semplicemente, San Vito.
Il luogo è stato da sempre mèta di pellegrinaggi e, il sito è stato venerato come luogo sacro.
A motivo delle persecuzioni vandaliche, il culto di San Vito si diffuse presto in Sardegna e in Italia Meridionale.
La storiografia germanica riporta il suo martirio avvenuto in Sicilia e il trasferimento delle sue reliquie nell’Italia centro-meridionale nel 583.
Gli antichi racconti leggendari, chiamati passiones (VIIVIII secolo) lo dicono perciò “lucano”
e narrano della sua nascita in Sicilia, del suo martirio a Roma, del suo trasporto per mezzo di angeli in Lucania, dove avrebbe infine trovato sepoltura.
Proprio per il continuo trasferimento delle sue reliquie, il culto di San Vito ha avuto una straordinaria diffusione.
I Longobardi, a partire dall’VIII secolo, contribuirono non poco alla diffusione del suo culto intitolando al Santo le “corti” (grandi aziende agricole fortificate) con le relative chiese in tutti i loro domini. Così avvenne in Friuli, Veneto, Lombardia, Piemonte, Toscana, Emilia, Umbria, Lazio e Campania. La «traslazione» delle sue reliquie a metà dell’VIII secolo in Francia, diede inizio alla diffusione del suo culto presso i popoli del nord Europa.
San Vito è certamente uno dei santi più venerati nel Medio Evo in Italia e nei Paesi dell’Europa centrale.


Vito, martire di Cristo
Rilettura della passio tradizionale collocata al tempo della persecuzione vandalica

(tra storia e leggenda)

Vito nacque nell’Africa Proconsolare, occupata all’inizio del V secolo dai vandali,
alla cui nazione apparteneva la sua famiglia. Suo padre, era Ila ariano e di nobile stirpe e sua madre Bianca, virtuosa matrona cristiana di origine romana.
La madre morì dopo pochi giorni dal parto, e il bambino fu affidato ad una nutrice, Crescenzia, donna nobile di nascita, povera di beni di fortuna, radicata nella fede cristiana e piena di virtù. La donna accettò il compito di nutrice, sicura di fare la volontà di Dio, compenetrata dalla sublime missione di comunicare con il latte la fede cristiana al tenero bambino. Ancora in tenera età, Vito fu affidato a Modesto, valente maestro e di cristiani sentimenti.
Alla scuola della nutrice e del pio Modesto, Vito fece grandi progressi nella coscienza e nella pratica della vita cristiana. Ila, venuta a conoscenza della fede di Vito, usò tutti mezzi per riportarlo alla fede ariana, ma inutilmente. Il re Genserico con feroci editti, voleva fare annegare nel sangue il cattolicesimo.
Vito fu condotto davanti ai suo tribunale. La Passio chiama Valeriano il preside della Siiclilia di fronte a cui si svolse il primo processo. In realtà questo era il nome dell’imperatore che nel 259 aveva ordinato di espellere i cristiani dalle cariche pubbliche e di espropiarne i beni. Genserico aveva emanato un editto di uguale contenuto contro i cattolici, che furono costretti a fuggire in Sicilia o in Sardegna.
I tentativi di ricondurre il figlio alla fede ariana furono ripresi, anche se inutilmente , dal padre. La casa di Ila diventa per Vito luogo di tentazione e di pericolo per la sua fede.
Il giovane atleta di Cristo per nulla intimorito dalle subite torture, trovandosi di fronte alla scelta di abbandonare la fede cattolica o la casa paterna, nel sonno, ispirato da un angelo del Signore, fuggì con i suoi educatori. Imbarcandosi di notte tempo su di una nave, ormeggiata al vicino lido, per divino favore, guidata dall’Angelo del Signore in veste di nocchiero giunse nella dirimpettaia costa siciliana e si rifugiò in un piccolio e remoto villaggio, fuori dalle grandi vie di comunicazione sperando di trovarvi la tranquillità.
il Santo giovanetto ammaestrava la gente idolatra alla verità della fede cristiana; molti si convertirono.
Ma la tranquillità durò poco. Genserico nel 440 cominciò ad invadere la Sicilia. La prima grande invasione portò a razzie, lutti e persecuzioni. Lilybeo, la più grande città siciliana dell’epoca, fu distrutta e il suo Vescovo Pascasino fatto prigioniero e deportato a Cartagine. Palermo fu assediata, nonostante l’imperatore Valentiniano l’avesse cinto di nuove possenti mura. I Vandali distrussero le campagne e riuscirono a distruggere la stessa cattedrale e a catturare il Vescovo palermitano Mamiliano che, deportato a Cartagine, morì fra gli stenti in esilio.
Intanto, il figlio di Genserico, Unirico, era tormentato da uno spirito immondo. Alcuni soldati, allora, andarono in cerca di Vito che fu trovato in quel lontano villaggio. Per intercessione di Vito, il figlio del re fu liberato dalle vessazioni del demonio. Genserico, ingrato, prima con lusinghe e promesse, poi con minacce, pretendeva che Vito rinnegasse la fede cattolica per aderire alle dottrine eretiche degli ariani. Ma la fede del giovanetto fu incrollabile. Genserico riservò per lui la sorte dei traditori, poiché conservando la fede cattolica aveva tradito il suo re, suo padre e il suo popolo
Vito fu condannato alla morte per mezzo della terribile tortura della catasta.
Era il 15 Giugno del 440.

I suoi devoti

Vitula, (fine V secolo) nobildonna cartaginese, trasferitasi a Cagliari a causa delle persecuzioni Vandaliche, fa costruire un monastero presso questa città, in onore del Santo.

Papa Gelasio nel 495 fa erigere in suo onore una chiesa a Roma e, nel compilare il primo “messale”, vi fa inserire la celebrazione di 18 martiri, tra cui vi è anche Vito.

Papa Gregorio Magno (595 ca.) fonda parecchi monasteri nelle sue terre in Sicilia. Quello sull’Etna lo intitola a San Vito.

Re Astolfo (751) penultimo re longobardo, mentre assedia Roma, ottiene parte delle sue reliquie e le fa trasferire a Pavia, la sua Capitale, nella Basilica di Ognisanti, dove dedica un altare al Santo. Si farà seppellire sotto quest’altare.

San Bonifacio (672-754), apostolo del mondo germanico, pare abbia fondato una chiesa dedicata a San Vito presso il fiume Werra. Il culto del nostro Santo raggiunse successivamente la Svevia, la Carinzia e le regioni del nord Europa. Ancora oggi molte sono le chiese e le località dell’Europa centrale dedicate a lui .

Il re dei Franchi Pipino (752), padre dell’Imperatore Carlo Magno, riceve dal siciliano papa Stefano reliquie del Santo in ringraziamento per i servigi resi alla sede apostolica e le accoglie nel monastero di San Dionigi a Parigi. Nel 756 l’abate Fulraud di Saint-Denis fa trasportare le reli- quie di san Vito nel suo monastero di Parigi.

Nell’836, alla Sassonia, conquistata da poco alla fede cristiana, l’Imperatore Ludovico Pio dona le reliquie del Santo, perché dimorino nel monastero di Corvay nel Weser, che nel Medioevo divenne un centro importante della devozione del giovane martire.

Gli imperatori della Sassonia:
L’accrescersi del potere degli imperatori della Sassonia fu attribuito anche alla presenza in Germania delle preziose reliquie di San Vito. I miracoli attribuiti a Vito furono tanti e la considerazione che questo popolo aveva per il Santo era tale da fare esclamare all’Autore della “Storia dei Sassoni”:
Riverite, o Sassoni, un Tanto vostro patrono S. Vito, mentre con la sua venuta nel vostro Regno, questo, che era prima servo, divenne libero, e di tributario si fe’ signore di molte Genti.

San Venceslao (958) duca di Boemia, ottenne a sua volta dall’imperatore Ottone III le sospirate reliquie. Per San Vito fece costruire a Praga una cattedrale a lui dedicata. Sul simulacro del Santo il re pose le sue insegne regali.

Carlo IV, ricostruisce la Cattedrale di Praga e vi raccoglie tutte le reliquie esistenti, comprese quelle di Pavia, e le fa collocare sotto l’altare maggiore della grandiose costruzione.

Le preghiere

Preghiera dei pellegrini

O giovane martire S. Vito
nostro protettore e modello,
tu, che nella tradizione hai trovato
in questo luogo rifugio
per la tua vita di consacrazione a Dio
nella preghiera, nella penitenza
e nella meditazione della divina Parola,
guarda i tuoi devoti
che oggi visitano
questo tempio
e invocano la tua intercessione.
Ottieni dal buon Dio la grazia che essi desiderano,
la guarigione dai loro mali,
il sollievo dalle loro sofferenze
ma principalmente ottieni il dono di una vita
laboriosa e onesta,
di sapere condividere i loro beni con i meno fortunati,
di perseguire l’ideale della santità,
di vivere e morire nella santa fede cattolica
di conseguire la beatitudine eterna del Paradiso.

Amen.

+ Vescovo di Trapani

S.Vito Lo Capo, 1 Maggio 2003
Dedicazione del Santuario




Preghiera per la salute

Eterno Padre, Dio di misericordia,
ascolta la nostra preghiera
e libera da ogni male del corpo e dello spirito
per intercessione di San Vito questo tuo fedele

Padre nostro...

Signore Gesù, medico dei corpi e delle anime,
via, verità e vita ti preghiamo con il Santo Martire Vito
perché questo nostro fratello..... ammalato
possa avere pazienza nella sofferenza e nel dolore
riacquistare il vigore del corpo
ed ottenere serenità dello spirito

Padre nostro...

Spirito Santo, Dio Vivificante
Sostegno dei deboli
Salute degli infermi
Ti invochiamo: dona fortezza e vigore al nostro fratello infermo…
San Vito, che tu hai reso forte nella prova, prega con noi.

Padre nostro...

La potenza, la sapienza e la forza dell’Unico e solo Dio,
SS.Trinità delle persone,
Uno e Indivisibile nella natura e nella sostanza,
per intercessione del santo martire Vito
ti benedica ti protegga e ti liberi da ogni avversità e male.
Amen



Preghiera per il dono della maternità

I cieli narrano la tua gloria, o Signore, e la natura
parla della tua bellezza.
Accolto e confortato dalla bontà di questi luoghi, o
Dio Padre buono, possa contemplare nella bellezza
del creato, te bellezza senza fine, e godere in te
del vero riposo dell’anima.
Per intercessione di S. Vito, testimone coraggioso
della fede, mi ottenga Gesù benedetto, figlio unigenito
del Padre, di gustare e gioire pienamente
della vita. Con l’aiuto di Maria, il cui grembo
verginale è stato preparato con arte ineffabile per
essere santuario del Verbo, concedi, o Divino
Spirito, di essere anch’io santuario in cui accogliere
e condividere la vita.

Amen.

Vescovo di Trapani

Estate 2006



Inno a San Vito

O giovinetto amabile
campione tu di fede
invitto nel martirio
amico del Signore.

A TE, VITO, LEVA IL CANTO
CON FERVORE IL NOSTRO CUOR
DEL PAESE TU SEI IL VANTO
PREGA PER NOI.

Devoti e confidenti
ti pregano le genti:
salute, luce e vita
ottieni dal Signor.

Dall’Alpi alla Sicilia
per le città e i campi
t’acclamano festanti
i tuoi devoti ogn’or

Pei nostri cari infermi
speciale protettore
ottieni dal Signore
forza, speranza, amor.

Testo: P. Messana
Musica: G. Bini

L'iconografia

I patronati

San Vito è invocato contro i morsi di cani rabbiosi, contro la Chorea, contro lo “scanto” (paura provocata da un trauma), contro attacchi demoniaci, contro gli spiriti maligni, contro il fuoco e contro il fulmine (e perfino contro l’insonnia).

E’ protettore di ballerini, attori, albergatori.